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Giovanni Novi - FAQ

Intervista a tutto campo col presidente Giovanni Novi rilasciata a Camillo Arcuri al termine del suo mandato, gennaio 2008
L'onore di lasciare a Genova un porto più avanti degli altri

  • La bufera giudiziaria: "Ho agito alla luce del sole, in difesa dell'interesse generale"
  • Il neo di calata Bettolo in ritardo di anni per il nodo dei ricorsi.
  • Fronda sul progetto Piano? "Intanto partiamo con la prima tranche".
  • Una Campagna denigratoria e la solidarietà dei lavoratori
  • Le vere ragioni per cui ha deciso di chiamarsi fuori

Prima le cose concrete, le opere realizzate in questi quattro anni, i lavori finanziati per 460 milioni di euro
(qualcosa come oltre 900 miliardi di vecchie lire), l'avvio reale di un primo tassello del progetto Piano; e soltanto  dopo, alla fine, un cenno alla sua esperienza personale: perché si è chiamato fuori dalla corsa per un'eventuale successione a se stesso e con quale ricordi, positivi ma anche amari, lascia la guida dell'Autorità portuale: "Alla guerra mediatica scatenata contro di me dai due o tre che hanno influenza sulla stampa locale, si è contrapposta, inattesa, la solidarietà delle compagnie portuali, di Batini in primo luogo e di tantissimi operatori", commenta Giovanni Novi. In attesa di passare ad altre mani il timone di Palazzo San Giorgio, egli affida a un documentato dossier i risultati del lavoro compiuto, mentre qui accetta di parlare dei passaggi stretti incontrati durante la sua non facile navigazione.
Titoli a tutta pagina hanno da poco annunciato la bufera giudiziaria addensatasi sui vertici di Palazzo San Giorgio, con avvisi di garanzia che ipotizzano per lui e alcuni dirigenti reati pesanti (turbativa d'asta, concussione, falso, truffa). "Ho la tranquilla certezza di avere agito alla luce del sole, nell'esclusivo interesse del porto, confortato e confermato da autorevolissimi pareri giuridici", è la sua risposta. "Non ci sono di mezzo né minacce né raggiri -aggiunge- e sono sicuro che sarà riconosciuta la perfetta buona fede."
Sassolini nelle scarpe ne avrebbe probabilmente molti da togliersi; ma preferisce andare al nocciolo, inquadrando l'episodio nel clima di esasperata litigiosità dilagante: cioè il continuo ricorso ad atti giudiziari contro cui si è battuto, dato il rischio di azzerare tutti gli sforzi per rendere funzionali moli e banchine. Ultime le carte da bollo, presentate in questi giorni, per contestare l'assegnazione diretta del "sesto modulo" di Voltri, da parte di "una società che pure ha ottenuto a sua volta senza gara i terminal sia della Spezia che di Gioia Tauro".
Per capire le pesantissime ricadute di questo gioco del tutti contro tutti armati, basti dire che nella relazione del presidente sui lavori conclusi, in corso o in programma, c'è un solo vero neo ed è il ritardo di troppi anni con cui si concluderà il nuovo terminal-contenitori di calata Bettolo: previsto in funzione già dal 2004, secondo il piano regolatore portuale, non sarà pronto prima del 2011, perché bloccato negli ultimi due anni da ricorsi e controricorsi, solo ora terminati, tra ditte che si contendevano l'appalto. Senza che nessuno debba mai pagare i danni che una conflittualità così esasperata, tra privati, procura all'interesse pubblico.

Si può davvero considerare terminata una volta per tutte questa pietosa istoria?
"Mi sento di poterlo realisticamente confermare: sul piano legale -assicura Giovani Novi- la recente sentenza del Consiglio di Stato ha posto la parola fine; e non vedo quali altre complicazioni potrebbero sorgere. Certo, non sul piano finanziario, visto che abbiamo da tempo accantonato la somma di 110 milioni di euro necessari per portare a compimento i lavori tanto a lungo rinviati e ora, forse, non più sufficienti."

C'è un'altra storia che in questa città ringhiosa rischia di diventare infinita: quella del waterfront portuale progettato da Renzo Piano...
"Niente ottirnismi di maniera, però su questo progetto cruciale esistono alcuni punti fermi da non sottovalutare: a cominciare dal protocollo d'intesa firmato nel marzo 2007 dalle istituzioni locali (Regione, Comune, Provincia) e dalle parti sociali (Associazione industriali e sindacati dei lavoratori), con l'impegno di realizzare, sia pure fase per fase, attraverso specifici approfondimenti, la visione delineata dal grande architetto. E ora stiamo dando il via alla prima tranche del suo disegno, con la progettazione esecutiva e lo stanziamento di circa 100 milioni di euro: la costruzione a Voltri di quattro accosti per le Autostrade del mare, più il previsto porto-pescherecci e due capannoni con relativi piazzali per la nautica E' un primo passo coerente col resto."

Non manca, però, chi contìnua a remare contro all'idea: come finirà?
"Inutile sottacere che alcune parti (ad esempio, Provincia e Camera di commercio) non vedono di buon occhio il progetto: gli amanti dello status quo sono sempre presenti. Noi però, dopo la firma del protocollo d'intesa, siamo andati avanti e parecchio. Sul punto focale, quello dello spostamento al largo dell'aeroporto e la trasformazione dell'attuale pista in un maxi-terminal, abbiamo realizzato uno studio di fattibilità molto impegnativo con la Bocconi; di qui il piano finanziario che vede due banche, una australiana e l'altra inglese, interessate al finanziamento del progetto. Entro quest'anno è previsto il bando di concorso per la nomina dell'advisor intemazionale che valuti le migliori modalità attuative dell'operazione."

Il settore industriale del porto attende a sua volta con impazienza il sesto bacino di carenaggio, quello per navi da 300 metri e oltre.
"Ci abbiamo lavorato due anni e siamo giunti finalmente a conclusione. Da principio il ministero Trasporti opponeva non poche resistenze, considerando che avevamo venduto per poco o niente nel 1996 il bacino galleggiante esistente. E solo dopo aver superato molte difficoltà pregiudiziali, i nostri tecnici hanno potuto lavorare fianco a fianco con quelli romani del Consiglio superiore dei Lavori pubblici nel mettere a punto il progetto finale. Tra febbraio e marzo dovrebbero partire le gare d'appalto per la costruzione.
I finanziamenti sono garantiti: 50 milioni di euro dallo Stato, 60 da reperire sul mercato finanziario, ma senza difficoltà, dal momento che l'opera si autofinanzia nel corso di trent'anni."
Settore crociere: che cosa può dirci sull'armatore Costa trasferitosi a Savona?
"Una premessa: Genova deve essere sempre grata a Costa. Questo armatore ha la sua sede nella nostra città, ha preso in consegna due nuove unità da Fincantieri nel corso del 2007 e scala Genova, anche se saltuariamente, con le sue navi da crociera. Ricordiamoci che nel 1998 Costa aveva chiesto, senza mai ricevere risposta, che la gestione di Ponte dei Mille fosse affidata ad armatori di navi da crociera e non lasciata mista traghetti/crociera. Visto che nessuno dava seguito alla sua richiesta ha sollecitato ed ottenuto dallo Stato la creazione del nuovo terminal a Savona. La stessa parte politica che ha investito in questa struttura, critica il sottoscritto perché non sono riuscito a far abbandonare Savona a vantaggio di Genova. Un'assurdità. Noi siamo comunque felici che MSC, secondo armatore al mondo, abbia scelto Genova come "home port". Stiamo dando a questo armatore tutta l'assistenza possibile e debbo dire che la fiducia nel nostro porto è ampiamente ripagata. Costa sarà sempre il benvenuto quando decide, come già sta facendo, di mandare navi a Genova."

Contìnua la crescita dei container e al di là di certe cifre -10 milioni di teu- sparate come traguardo futuribile, che cosa si fa in concreto per lo smaltimento di un traffico, già oggi soffocante?
"Per traguardare realisticamente i 5-6 milioni di teu abbiamo le idee chiare sul da farsi. Intanto l'apposito gruppo di lavoro costituito per il retroporto, ha individuato come prioritaria l'area di Alessandria (il sindaco della città, prima contrario, sembra aver avuto un ripensamento), senza però scartare Rivalta Scrivia, l'antesignano dei porti secchi, da cui ci è stato offerto di entrare nella società con una quota almeno iniziale del 5 per cento. Giudico la proposta di Rivalta interessante per più ragioni, non ultima la disponibilità di un' area da utilizzare come autoparco, un polmone utilissimo nelle emergenze di traffico, ma non solo, come alternativa alla strada per depositare i container o farli proseguire via treno. Naturalmente noi possiamo progredire se le F.S. ci aiutano: ciò che ora sta avvenendo.

"Si sente ripetere spesso che come porto dobbiamo attrezzarci se vogliamo arrivare in Europa...
"Penso abbia ragione chi ha ricordato che noi siamo da almeno mille anni in Europa. Basti dire che qui in un anno sono arrivate navi da 239 porti del mondo. Genova è ben presente nello shipping internazionale: con Gallanti ha la presidenza di Espo, l'organizzazione dei porti europei; in Italia ha la vicepresidenza di Assoporti; per le sue tradizioni e le sue relazioni attuali, la città è stata scelta come sede dell'assemblea mondiale dei porti del 2009. Sono sempre di più le compagnie marittime di primaria importanza - quali Maersk Line, Hapag Lloyd, MSC, alla francese CMA-CGM, Evergreen Marine, Hanjin Shipping Co. e altre - che stabiliscono la loro base mediterranea qui in città. E si infittiscono rapporti e strategie internazionali: in un anno siamo stati tre volte in Cina..."

In questo quadro, sostanzialmente positivo, come si spiega la sua improvvisa decisione di ritirarsi se non a vita privata, per lo meno dalla vita pubblica?
"Si tratta di una scelta che avevo maturato da tempo, direi dall'inizio del mandato. A 72 anni pensare a un altro incarico di 4 anni, mi sembrerebbe fuori posto. Sono un convinto fautore dell'alternanza, tanto che auspicherei che la durata dei mandato fosse limitata per legge a quattro anni, come avviene nei principali porti europei. Nessuno all'estero sta in carica otto-dieci anni come da noi, è un'anomalia tutta italiana che fa sorridere i nostri colleghi di mezzo mondo. La mia decisione l'avevo preannunciata anzitutto al ministro Bianchi, all'allora sindaco Pericu e al presidente Burlando che però mi avevano invitato a mantenerla riservata ancora per un certo tempo, invito che ho rispettato."

Quale responsabile massimo del porto, lei è stato interpellato sulla scelta dei candidati destinati a prendere il timone dalle sue mani?
"Per la verità mi ha sorpreso dover constatare che me ne abbiano parlato i ministri Bianchi e Di Pietro, nonché il presidente della Regione Burlando, mentre nessun cenno mi è stato fatto dagli enti chiamati a formare la terna. Quasi fossero più interessati a sostenere le proprie candidature che ad approfondire i problemi della portualità. Che non sono pochi per assicurare la crescita. Cito solo quello delle aree e la mia delusione per non essere ancora riusciti ad assicurare gli spazi necessari alle aziende degli oli vegetali che con le biomasse stanno incontrando un imponente sviluppo."

Quanto ha pesato in quest'esperienza la sua qualifica di non politico o impolitico?
"Di fatto ho potuto gestire il porto per quattro anni in assoluta autonomia. Nessuno mi ha tirato per la giacca, forse perché sapevano che sono indipendente e non bado a interessi diversi da quelli dell'intera comunità portuale. E' stato così che ho posto mano alla ristrutturazione dell' Autorithy e alla bonifica del settore concessioni, verificando superfici e canoni, controllando pagamenti e addebiti, insomma imponendo trasparenza."

E conquistandosi perenne ostilità da chi si sentiva padrone assoluto e non semplice concessionario dei terminal...
"In effetti coincide con quelle riforme l'insistente campagna denigratoria lanciata contro di me, ma soprattutto contro il porto. E' la ragione per cui gli operai delle compagnie hanno reagito, esprimendomi solidarietà: loro si sono accorti che non proteggevo i privilegi, ma il lavoro, la parte meno forte del porto, quelli che non si arricchiscono e che anche in tempi di vacche grasse hanno sempre la stessa busta paga. La prova di questa fiducia sono i quattro anni di pace sociale. Certo non considero uno sciopero contro l'Authority quello dopo l'incidente mortale al terminal cellulosa, una protesta che ho mostrato di condividere con atti concreti."

Si riferisce al codice sulla sicurezza del lavoro, varato in porto?
"La tragedia delle cosiddette morti bianche non può essere scoperta ogni volta come una calamità imprevedibile. In seguito a quella sciagura, il vertice convocato dal prefetto Romano ha portato alla firma di un patto senza precedenti in materia di prevenzione: non è stato facile, ma alla fine abbiamo dato vita a un ufficio permanente di sorveglianza con la precisa mission di scongiurare gli incidenti, individuando per tempo le situazioni a rischio che possono crearsi nelle diverse realtà lavorative. Compongono questa struttura i nostri ispettori, con la loro professionalità, la Asl e alcuni lavoratori appositamente distaccati, il tutto collegato ai responsabili della sicurezza delle varie imprese. Naturalmente c'è un costo: un centesimo di euro per tonnellata di merce. Ne vale la pena. Ancora una volta Genova si è mostrata un po' più avanti degli altri porti."

Camillo Arcuri


 
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